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di Sergio Mario Lucio Quaranta
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Si uccide in casa l’accusatrice dei preti pedofili.
Inchiesta per istigazione al suicidio

Savona - Un buco di un’ora in un suicidio “sospetto”. Un vuoto da mezzanotte, quando è terminata la lunga telefonata con l’amica Ketty che le dava una mano in casa -«era serena, stava bene, non ha detto nulla di strano» ha riferito ai poliziotti- sino all’una della scorsa notte. L’ora in cui il medico Luisa Bonello, 53 anni, che da anni era diventata la grande accusatrice dei preti pedofili nella chiesa savonese, ha mandato un sms all’ex marito (“Mauro perdonami”) e si è ammazzata sparandosi un colpo di pistola in bocca. Su questo non ci sono dubbi dopo una mattinata di indagini e sopralluoghi.

Il messaggio è stato letto solo all’indomani. «Erano le 7 e 20 quando me ne sono accorto e sono corso da lei. Troppo tardi. Non dimenticherò mai più quello che ho visto. Non lo auguro al mio peggior nemico». Così l’ex marito Mauro Acquarone, medico anche lui, ex votatissimo consigliere comunale.

«Se a mezzanotte era tranquilla cosa è successo in quell’ora dopo?» si chiede Acquarone che ha chiesto ai poliziotti di “scavare” nella memoria del telefonino e del computer per vedere eventuali chiamate e collegamenti in quel lasso di tempo che potrebbero averla turbata a tal punto da spararsi.

Un interrogativo che ha convinto la Procura ad aprire un fascicolo d’indagine per istigazione al suicidio. Ipotesi di reato per il momento contro ignoti. Anche alla luce del contenuto del biglietto d’addio lasciato sul comodino. Niente nomi oggetto di accuse, ma uno stato generico di stress ambientale attorno a lei. Che al pari di quanto trovato nel resto della casa hanno fatto propendere per l’ipotesi di istigazione al suicidio.



20.09.2014

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