Cartoline Teocratiche - Gioquarsito

Gioquarsito
di Sergio Mario Lucio Quaranta
QS
Gioquarsito
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Cartoline Teocratiche

Ecco un'altra prova che il nome del vero Dio Geova non lo hanno inventato i Testimoni di Geova

Inno a Geova
                                                                                                              
Inno a Geova: a lui non tesse inganno
Il tempo da sua vita irradiato.
Ei sta su ‘l fertil ozio de 'l creato
Latamente tiranno.

Elettro il soglio; folgore di folta
Luce è l'amor che inneggia e lo incorona:
Lo aspetto è nube che corrusca tuona
E caligine molta.

Allor che il carro de lo sdegno ascende,
Com'ebro il suol sotto i suoi pié traballa,
E l'etra orrendamente s'incristalla
E folgori risplende.

È in suo sentier l'inferno e la paura;
Distruzion lo annuncia alto ululando;
E fischia il fuoco de l'immenso brando
Alta morte e sciaura.

Son d'acque molte romoreggiamento,
E quasi suono de lo Iddio sublime
I Cherubini: e de' monti le cime
Liquefa lo spavento.

Su l'asse incerto il sol si annotta e muore:
Urlando l'oceano alza le braccia,
Geme lo abisso, e la notturna faccia
Improfonda d'orrore.

Tal ti mirava il giovinetto mondo
Allor che la tua lancia il ciel coprio,
E suon rosso di folgori ruggìo
Per te l'etra profondo.

E da la luce ch'eternal s'india
Per là 've la sulfurea notte alberga
L'angiol voltò le abbrustolate terga
Per cui natura è ria.



Voltò: e Michel de la stellata spada
A vol ferocemente lo travaglia:
Tempestata de l'ali a la battaglia '
       Tuona l'aerea strada.

Lungo incendio fischiante i giovinetti
Negri boschi divora; e spenti ed arsi
Stridendo i fiumi si esalar, disparsi
Pe' fumiganti letti.

Fuggì urlando l'oceano: e in monti immani
Impaurate s'alzar l'onde immense:
S'abbassarono i monti: ed i vulcani
                 Ghiaccio spavento spense.

O Re de le vendette, o de le pugne    
Spirto sovrano, o tu primo e supremo,
O de l'inferno accenditor, ti tremo
E a te l'alma non giugne.

O tremendo, io che son? Polvere ed ombra
E vermi e pianto i' son: tu ne' tuo' rai
Eternamente immerso godi e stai:
Me cieca notte ingombra.

E pur ti canto: e l'anima rapita
Vede il terror di tanta tua vendetta;
E sotto il volo de la tua saetta
Si oscura impaurita.

E peste e fame e solitudin nera
In su le vie de 'l tempio gavazzanti
E 'l viso de la morte e i figli infranti
       E la ruina fiera.

Struggi, uccidi, o tremendo. Il tempo cade
Nel vacuo de 'l passato: il mondo è nulla.
Tu sol gioisci in braccio a la fanciulla
       Vergine eternitade.

Ahimè! li angioli sette! ahimè! la prova
De' scoppi e 'l suon di sangue e di portenti.
Deh! cessa, o mente, gl'infernal tormenti!
E viva a te, o Geòva.

Giosué Carducci   1852
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